La legge sulla trasparenza: una legge che lo Stato non rispetta

21 Set

“La trasparenza, nel rispetto delle disposizioni in materia di segreto di Stato, di segreto d’ufficio, di segreto statistico e di protezione dei dati personali, concorre ad attuare il principio democratico e i principi costituzionali di eguaglianza, di imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell’utilizzo di risorse pubbliche, integrità e lealtà nel servizio alla nazione. Essa è condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché dei diritti civili, politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino.”

Belle parole, vero? Mi spiace quasi che non siano mie e quando vi dirò da dove sono tratte non mi crederete: dal secondo comma dell’articolo 1del decreto legislativo n. 33 del 14 marzo 2013, in vigore dal 20 aprile ed esecutivo dal 20 luglio. Si rimane increduli non solo perché è scritto in un normale e bell’italiano e non nel gergo insopportabile dei burocrati dei ministeri, ma soprattutto perché enuncia un principio elementare in una democrazia che si rispetti, un principio che non avrebbe bisogno di una norma apposita: il diritto del cittadino di sapere tutto di come e da chi viene gestito lo Stato.

La norma sulla trasparenza penetra in profondo coinvolgendo tutta l’amministrazione pubblica e cioè (decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, art.1 comma 2): “…tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi  gli  istituti  e scuole di ogni ordine e grado e le  istituzioni  educative, le aziende ed amministrazioni dello  Stato  ad  ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni,  le  Comunita’ montane. e loro consorzi  e  associazioni,  le  istituzioni universitarie, gli  Istituti  autonomi  case  popolari,  le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti  pubblici  non  economici nazionali,  regionali  e  locali,  le  amministrazioni,  le aziende  e  gli  enti  del  Servizio  sanitario  nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle  pubbliche amministrazioni (ARAN) e  le  Agenzie  di  cui  al  decretolegislativo 30 luglio 1999, n.  300.  Fino  alla  revisione organica della disciplina di settore,  le  disposizioni  di cui al presente decreto continuano ad applicarsi  anche  al CONI.”

Entriamo ora nel dettaglio, anticipando che mi limiterò a riportare quelli che sono a mio avviso i punti principali.

– È imposto alle pubbliche amministrazioni di pubblicare online, in una sezione specifica del proprio sito una serie di informazioni. Nel caso di chi riveste incarichi politici, l’articolo 14 prevede anche che si mettano on line “i compensi di qualsiasi natura connessi all’assunzione della carica” e le dichiarazioni dei redditi. L’obbligo si estende, per quel che riguarda la situazione patrimoniale, al coniuge e ai parenti entro il secondo grado, anche se in questi casi per la pubblicazione dei dati è necessario il loro consenso (va comunque reso noto il mancato assenso).

- L'obbligo  previsto  dalla  normativa  vigente  in  capo   
alle pubbliche amministrazioni di pubblicare  documenti, 
informazioni  o dati comporta il diritto di chiunque di 
richiedere i medesimi,  nei casi in cui sia stata omessa 
la loro pubblicazione (art. 8.1).  

- Per consentire la piena accessibilita' delle informazioni, 
nella home  page  dei  siti  istituzionali (art. 9.1) deve 
essere  collocata un'apposita sezione denominata 
«Amministrazione trasparente», al  cui interno  sono  
contenuti i dati, le informazioni e i documenti pubblicati. 
Il decreto prevede anche specificatamente che “le  
amministrazioni  non possono disporre filtri e altre soluzioni 
tecniche atte ad impedire ai motori di  ricerca  web  di  
indicizzare  ed  effettuare  ricerche all'interno della
sezione «Amministrazione trasparente” (cioè, niente ‘robot’). 
  
- Tutte le amministrazioni devono prevedere un programma 
triennale dedicato alla trasparenza.
 
- L’art. 15 prevede che siano resi noti i  titolari di incarichi 
dirigenziali, di collaborazione o consulenza nonchè curricula 
e compensi. Anche il personale viene messo sotto esame: 
dev’essere resa pubblica la dotazione, il costo, le qualifiche, il 
tipo di contratto e specificatamente il personale assegnato 
agli uffici di diretta  collaborazione con gli organi di 
indirizzo politico. Anche il tasso di assenza del personale 
dirigente dev’essere pubblico e aggiornato trimestralmente 
(art.16, comma  2).

Insomma, ogni informazione circa norme, circolari, organizzazione, componenti e quant’altro della Pubblica Amministrazione dev’essere disponibile e accessibile a tutti.

E allora, perché lo Stato non rispetta quel che è previsto dal decreto?

Ho fatto una breve indagine, scegliendo alcuni ministeri. Quel che segue è la sintesi dei risultati.

Ministero della Giustizia: c’è la sezione sulla trasparenza, ci sono le retribuzioni, manca lo stato patrimoniale del ministro Cancellieri e la sua retribuzione. 

Ministero per le Riforme Costituzionali :  non c’è nulla, neppure lo stato patrimoniale del ministro Quagliariello.

Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione:   non c’è nulla, salvo lo stato patrimoniale del ministro D’Alia e dei familiari. 

Ministero degli Interni:  c’è la sezione sulla trasparenza, ci sono le retribuzioni, manca lo stato patrimoniale del ministro Alfano e la sua retribuzione. 

Ministero degli Esteri : c’è la sezione sulla trasparenza, ci sono le retribuzioni, manca lo stato patrimoniale del ministro Bonino e la sua retribuzione.

 

Credetemi, ero partito con le migliori intenzioni e volevo anche andare a ficcare il naso in qualche altro ente della Pubblica Amministrazione, ma a questo punto ho capito che era meglio lasciar perdere. Però se qualcuno ha più costanza di me e mi fa sapere cosa ha trovato, postandolo qui, mi farà piacere e lo ringrazio fin d’ora.

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