Dialogo immaginario di un elettore coi deputati del Pd chiamati a votare sulle riforme costituzionali

11 Set

138

Sul sito del Gruppo del PD alla Camera è apparsa questa pagina di domande e risposte che a me è suonata come la classica excusatio non petita. Per di più, nient’affatto convincente. Per cui ho immaginato di trovarmi (ho una bella immaginazione, d’accordo) faccia a faccia con loro e poter dare le mie risposte (in corsivo) alle loro affermazioni.

Mi risponderanno a loro volta?

———————————————————–

RIFORME COSTITUZIONALI

Perché le riforme costituzionali rispettano la Carta

1) In questi giorni di dibattito politico, da più parti si è levato l’allarme che con il processo di riforme istituzionali sarebbero a rischio i principi e i diritti fondamentali contenuti nella Costituzione. È così?

Assolutamente no. Il processo di riforme non coinvolge la Prima Parte, né intende incidere su principi fondamentali contenuti nella seconda parte. Noi vogliamo razionalizzare la forma di governo nel solco della Costituzione, per mettere le nostre istituzioni politiche nella condizione di meglio soddisfare le promesse della democrazia emancipante scritte nella Costituzione. Se non riusciremo velocemente a mettere Parlamento e Governo nelle condizioni migliori per svolgere le loro funzioni democratiche e politiche, rischiamo di non riuscire a dare le risposte che i cittadini si aspettano per uscire dalla crisi. Non possiamo e non dobbiamo perdere ulteriore tempo.

– “Razionalizzare la forma di governo… per meglio soddisfare…” Ma che vuol dire? Cosa manca all’attuale forma? Ve lo dico io: manca la possibilità di avere una maggioranza decente in Parlamento e in particolare al Senato. Quindi l’esigenza vitale è e resta avere una legge elettorale  degna di questo nome.

2) La procedura scelta per le riforme viola i principi della nostra Costituzione?

 Questa procedura si svolge nel rispetto dei principi fondamentali della Costituzione ed è stata proposta per rendere possibile una più effettiva attuazione di quella prima parte della Costituzione che noi continuiamo a considerare la prospettiva che caratterizza la nostra azione politica.

– Non rispetta un accidente. Rispettare la Costituzione vuol dire solo attuarla e applicarla. C’è lì’art. 138? Bene, si segua quello. Non provate a prendere per i fondelli gli elettori.

 

3) Che cos’è questa procedura straordinaria rispetto a quella prevista dall’arti colo 138 della Costituzione di cui si parla?

È una procedura che deroga all’articolo 138 essenzialmente sotto due profili: quello della prima discussione delle proposte, che si svolgerà nell’ambito di un comitato paritetico bicamerale (che opererà in sede referente) e quello della partecipazione popolare in sede referendaria, che potrà essere promossa anche qualora le leggi di revisione costituzionale verranno approvate a maggioranza dei due terzi dei parlamentari. Il disegno di legge costituzionale che sta per essere approvato anche alla Camera dei deputati non dispone alcuna deroga alla rigidità della Costituzione, né alcuna limitazione delle prerogative delle minoranze, né una qualche limitazione della pubblicità dei lavori, e/o una limitazione del ruolo e delle prerogative dei singoli parlamentari.

 – E che bisogno c’è di derogare dall’art. 138? Perché non dire chiaramente i motivi di questa deroga? Cosa c’è sotto?Perché sottrarre all’Aula la discussione delle proposte?Perché ridurre il gruppo di discussione a 40 elementi, quando l’Assemblea Costituente era composta di più di 500 rappresentanti? Non sarà – è un sospetto, lo dico prima  io – perché così sarebbe più facile concordare le modifiche, magari già definite prima e altrove?

4) Esiste il rischio di stravolgere la Costituzione?

L’obiettivo non è affatto quello di stravolgere la Costituzione, né del resto ciò potrebbe legittimamente avvenire sulla base del procedimento delineato. Tutto ciò che non potrebbe essere validamente disposto da una riforma adottata secondo la procedura di cui all’art.138, non potrà venire disposto neanche attraverso la procedura ipotizzata dal disegno di legge costituzionale all’esame del Parlamento. Noi vogliamo difenderela Costituzione e per difendere i principi fondamentali e fondanti del nostro ordinamento abbiamo bisogno di rendere il Parlamento maggiormente capace di svolgere la propria funzione di decisione e di rappresentanza. Oggi c’è un deficit di rappresentatività e un deficit di governabilità; e questo intacca l’effettività dei principi costituzionali. Bastapensare a quanto sono profonde oggi le disuguaglianze nel nostro paese e a quanto è difficile porvi rimedio. Avere un Parlamento maggiormente riconosciuto dai cittadini e capace di affrontare la crisi in maniera efficace è un modo per garantire l’attuazione dei principi costituzionali e per garantire quindi a ogni individuo il pieno sviluppo della propria persona. 

– Stravolgerla non sarà l’obbiettivo, ma il rischio non piccolo c’è, eccome.
Volete difendere la Costituzione? E allora dovete farlo nell’unico modo oggi possibile:  attuandola ed applicandola, non c’è alcun bisogno di modifiche. La nostra è una Costituzione giovane, ancora in parte non realizzata. Per far sì che il Parlamento svolga la propria funzione occorre eliminare quello che chiamate ‘deficit di rappresentatività e governabilità’: il frutto velenoso di quella indecente e vergognosa legge elettorale che da più di sette anni i partiti promettono a vuoto. Questa è la vera priorità: una
nuova legge elettorale. Dateci questa, è un nostro diritto e non vogliamo più aspettare.

 

5) Perché riformare la “Costituzione più bella del mondo”?

 La ragione profonda che anima questo percorso di riforme è quella di mettere le nostreistituzioni politiche nella condizione di meglio rispondere alla domanda di governo e di rappresentatività.

– Appunto: perché riformare la Costituzione più bella del mondo, senza averla attuata pienamente? Cosa c’entra la ‘domanda di governo e rappresentatività’? Questa domanda si soddisfa solo con una legge elettorale degna di questo nome, che consenta davvero agli elettori di scegliere i propri rappresentanti, che permetta la libera esplicazione della volontà del popolo sovrano. Non cercate scuse: l’avete detto e ripetuto mille volte che l’attuale legge è un’oscenità, avete promesso decine di volte che era una priorità e ora la priorità diventa stravolgere la Costituzione?

 

6) Cosa cambia?

 Si lavorerà sulla Parte Seconda della Costituzione: forma di Governo, superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, disciplina dei rapporti fra Stato, Regioni e altri enti territoriali, e riforma del sistema elettorale. In attesa di una riforma elettorale coerente con il complessivo processo di riforma costituzionale, le Camere procederanno subito a correggere le principali anomalie della vigente legge elettorale, predisponendo una disciplina “di salvaguardia” in grado di scongiurare, fin da subito, il rischio che il c.d. “porcellum” sia ancora applicato.

– ”Cosa cambia?” Questa domanda appare come un lapsus freudiano: neppure la delicatezza del condizionale, appare  tutto come già definito e questo non fa che aumentare i sospetti.
Nelle precedenti legislature sono state già istruite ampiamente le riforme relative al superamento del bicameralismo con il Senato trasformato in Camera delle Regioni, la conseguente riduzione del numero dei parlamentari e l’attribuzione della fiducia alla sola Camera dei deputati. Non si deve far altro che proseguire su quella strada.
Mentre invece la modifica della legge elettorale, che si può avere con alcune limitate e già individuate modifiche del Mattarellum e che come è noto è una legge ordinaria, è la più importante delle riforme istituzionali, non solo per i molteplici richiami del Capo dello Stato, ma anche perché ora l’ombra dell’incostituzionalità proviene dalla Corte di Cassazione, la più autorevole delle voci giurisdizionali, ed è aperta davanti alla Consulta. Perché non lo fate? Perché non lo fate
subito? E perché non dichiarate che invece dovrebbe cambiare, nel progetto generale di stravolgimento della Carta costituzionale, la forma di governo: presidenziale o semipresidenziale? Le ragioni che vi si oppongono sono molteplici, ma le più consistenti sono quelle che partono dal preoccupante livello di concentrazione di poteri presente nel nostro Paese, dalla presenza di un forte potere mediatico, altrettanto concentrato, dalla debolezza dei partiti, dalla difficile costruzione di pesi e contrappesi nelle istituzioni. I rischi di un’involuzione autoritaria e plebiscitaria sono infinitamente maggiori dei possibili vantaggi. Non vi appare chiaro tutto questo? Perché tutto questo voi lo sapete, ma non lo dite. E se non lo sapete è quasi più grave.

 

7) Com’è composto il Comitato di “20 + “20”? E come lavorerà?

È composto da 20 deputati e 20 senatori in modo da rispecchiare la composizione dei gruppi e al tempo stesso ridurre lo squilibrio derivante dal premio di maggioranza previsto dalla vigente legge elettorale. È dunque un Comitato interamente parlamentare, che ha il compito di discutere in maniera coordinata fra i due rami del Parlamento i contenuti della riforma. Avrà funzioni referenti, dovendo cioè istruire il progetto, su cui si pronunceranno le Assemblee di Camera e Senato con gli stessi quorum previsti dall’articolo 138 della Costituzione (maggioranza assoluta o maggioranza dei 2/3). Fermo restando il diritto di ciascun senatore e deputato, anche se non componente il Comitato, di presentare emendamenti, procedure razionalizzate garantiranno tempi certi al procedimento.

– E con questo pensate che tutto sia risolto? E pensate forse che le cosiddette ‘procedure razionalizzate’ – cioè, detto in chiaro, i tempi contingentati per la discussione nelle aule del Parlamento – siano una garanzia per il normale processo democratico, per le discussioni, le analisi, le osservazioni? Onorevoli deputati, se davvero credete anche a questo mi auguro solo che sia in buona fede e non il contrario. Sappiate comunque che in entrambi i casi gli elettori sapranno come giudicarvi.

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Una Risposta to “Dialogo immaginario di un elettore coi deputati del Pd chiamati a votare sulle riforme costituzionali”

  1. Ferdinando Longoni 12/09/2013 a 1:19 pm #

    Se opporsi a scriteriate azioni di stravolgimento della Carta significa essere conservatori, allora io sono ultra conservatore. Le motivazioni addotte per giustificare il lavoro di straordinaria manutenzione sono semplicemente ridicole. Basta porre l’attenzione su un paio di aspetti:
    1. la riforma riguarda la parte seconda e non la prima. Idiozia allo stato puro. Persino una legge elettorale mal fatta, che non tocca nemmeno la parte seconda direttamente (e infatti non è considerata, a torto, una riforma costituzionale) ha impatto sui diritti dei cittadini sanciti dalla prima parte. Figuriamoci che impatto può avere sulla prima parte una modifica, mal fatta con il contributo di malfattori, della parte seconda.
    2. l’attuale costituzione non garantisce la governabilità. Ma chi lo dice? Con quale Costituzione siamo usciti dal dopoguerra? I governi cambiavano, ma siamo riusciti a diventare una potenza industriale. Allora?
    ===
    Il problema principale, che dovrebbe tagliare la testa al toro, è la qualità dei riformatori e la quantità delle riforme.
    Cominciando da queste ultime, una sana azione di riforma è di tipo manutentivo: una cosa alla volta e con molta ponderazione. Non si confeziona un pacchetto di riforme che tocca vari aspetti.
    Sulla qualità, e intendo qualità morale, credo che non ci sia nemmeno da discutere. Si sarebbe potuta fare la Costituzione del 48 assieme ai fascisti? Si può fare ora una riforma con un partito che pone il suo capo al di sopra dello Stato e del diritto e che im questi 20 anni ha dimostrato chiaramente di voler demolire questo stato democratico e repubblicano? Si può prendere seriamente in considerazione di collaborare con gente che non sente l’obbligo di licenziare il proprio capo, reo condannato di gravissime malefatte? Sarebbe ancora più grave della collaborazione tra partiti con visioni molto diverse dello Stato, perché qui si tratta con un partito che ha la visione del NON STATO.
    E poi c’è anche una questione di metodo. Cosa significa, se non uno stravolgimento già in fase preliminare, l’istituzione di un gruppo di saggi? Allora si ammette che il Parlamento non è in grado di esprimere commissioni adatte allo scopo. Ma allora si dovrebbe ridare la voce al popolo, chiamandolo a rieleggere un nuovo Parlamento, oppure, al limite (ma la Costituzione non lo prevede) far eleggere al popolo una nuova Assemblea Costituente. Che significato ha nominare un gruppo di saggi da parte di una classe politica che non è in grado di utilizzare correttamente l’articolo 138?
    PER FAVORE: NON TOCCATE LA COSTITUZIONE. NON VOI.

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