E chi è ‘sto Civati?

8 Set

Per dare un’idea della situazione in cui versa il giornalismo in Italia (e poi gli addetti e gli editori si lamentano del calo di copie e di  lettori, incolpando questi ultimi di disinteresse) questa nota di Luigi Bruschi su l’Espresso mi pare perfetta. A leggerla si ha la sintesi di alcuni decenni di cronache politiche scontate e predisposte per ingraziarsi il potente o l’emergente di turno. Insomma, dandosi per scontata la vittoria di Renzi che bisogno c’è di parlare o far parlare gli altri candidati? E se proprio qualcosa bisogna dire di questi, diciamo qualcosa che amplifichi il successo del predestinato, che celebri anticipatamente il suo trionfo con l’ignominiosa ritirata di (almeno) uno degli sfidanti.

Davanti alla breve cronaca di Bruschi, Flaiano avrebbe sogghignato e ricordato che lui cinquant’anni fa l’aveva detto  (ma è la stessa faccenda, da secoli, siamo fatti così): “gli italiani corrono sempre in soccorso del vincitore”. Però c’è un limite a tutto: inventarsi le notizie non porta vantaggio a nessuno, specie quando ti si ritorcono contro.
Così il povero De Bortoli si vede costretto aDe Bortoli a Civati invitare Civati per un’intervista, cui Civati risponde gentilmente e accettando. Io in verità avevo suggerito a Pippo che gli rispondesse qualcosa del genere “Grazie De Bortoli, ma prima mi spieghi lei la sua posizione” (non quella della Meli, che mi interessa relativamente, anzi, per niente), tanto per rompere un pò le palle, eddai, sono ((io non Civati, eh) fatto così.

Ma Civati non mi sta mai a sentire e poi a lui piace ascoltare e soprattutto piace rispondere: così ha fatto in tutte le occasioni. Alla Festa di Roma, a luglio (c’ero e ho visto), dopo due ore davanti a una platea strapiena e con la gente in piedi restò più di un’ora a parlare coi militanti e gli elettori incazzati come bisce (tanto per cambiare, da qualche tempo in qua) e da quel che mi risulta è successo e succede lo stesso ovunque vada. Ma non ditelo alla Meli, ci potrebbe rimanere male.

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