A Venezia un film sui valori del rugby

8 Set

De Laurentiis, rugby è rispetto e amicizia, a differenza calcio

di Francesca Pierleoni
Da ANSA Spettacolo – 1 settembre 2013

Il rugby diventa veicolo per la rinascita e il riscatto di un ragazzo difficile nel film Il terzo tempo, l’opera prima di Enrico Maria Artale presentata alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Per l’occasione sono arrivati sul red carpet anche sei campioni della nazionale italiana di rugby. Il film è stato coprodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia (è nato come saggio di diploma) e dalla Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis. Un ritorno per loro dopo anni alla produzione di un film che non sia una commedia pura. ”Ho sempre prestato molta attenzione al mondo dei giovani, perché quando lo ero anch’io ho subito la prevaricazione degli adulti” spiega Aurelio de Laurentiis, che alla Mostra promuove il Premio Venezia Opera Prima (Luigi De Laurentiis), a cui Il terzo tempo, per ovvie ragioni, non concorre. Il cinema ”in Italia non funziona, ma sono molto legato al Centro sperimentale perché mio padre ci insegnava. Ho trovato questa sceneggiatura molto ben costruita – dice il produttore – . Il rugby come sport rappresenta il rispetto e l’amicizia a differenza del calcio. L’ho sempre ritenuto molto educativo per i giovani, andrebbe più sostenuto”.

Protagonista della storia è Samuel (Lorenzo Richelmy), ragazzo difficile, con una madre tossica e cresciuto senza padre, che viene inserito nel programma di riabilitazione di un’azienda agricola. Qui il ragazzo inizia a giocare nella quadra locale di rugby, guidata dal suo supervisore, Vincenzo (Stefano Cassetti) e, giorno dopo giorno, trova la prospettiva di un nuovo inizio. Artale, classe 1984, vincitore di un Nastro d’argento per il suo corto Il respiro dell’arco, aveva già diretto un documentario sul rugby, I giganti dell’Aquila (2010), sulla volontà dei rugbisti aquilani, che avevano partecipato alle operazioni di salvataggio dopo il terremoto del 2009, a tenere viva la squadra: ”Quel documentario mi ha dato modo di conoscere uno sport eccezionale, capace di trasmettere valori profondi. Quando dal Centro sperimentale mi hanno proposto di scrivere una storia che parlasse di riscatto e rugby ho subito accettato. Mi ha aiutato anche un articolo di Giuseppe D’Avanzo su questo sport da cui ho imparato come un’azione fisica, possa avere una ripercussione esistenziale”. Il film, aggiunge De Laurentiis, ”uscirà a novembre, in coincidenza di tre importanti partite: fino ad allora faremo crescere l’interesse”. Per lui, Artale ”ha saputo abbinare bene temi sociali, dramma e storia d’amore. L’opera prima deve nascere dall’esigenza di raccontare una storia, sennò diventa un pacco e paccotto ai danni del ministero”. Proprio per questo, ”potremmo trovare il modo di creare con il Centro sperimentale un fondo che finanzi soggetti basati su idee intriganti e che abbiano come riferimento anche il pubblico”.

Da ANSA Spettacolo – 1 settembre 2013

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