Francesco al posto di Bergoglio

30 Lug

Ha suscitato più di qualche clamore, ieri, un’affermazione apparentemente di apertura agli omosessuali di papa Bergoglio di ritorno dal Brasile. Il titolo d’apertura dei media accreditava una frase che più o meno diceva così: “Il Papa: Chi sono io per giudicare un gay?”

In effetti, anch’io sono rimasto stupito (piacevolmente) dell’uscita. Poi ho cercato meglio e ho trovato l’originale, per cui mi accingevo a scrivere la mia sulla questione quando mi sono imbattuto in quella che aveva scritto Luca Sappino su l’Espresso. Naturalmente è infinitamente migliore di quanto avrei potuto fare io e allora, ringraziandolo per aver interpretato così bene il mio pensiero e avermi comunque risparmiato una faticaccia, lo riporto qui per intero. Tuttavia mi resta un dubbio: cos’avrebbe detto il poverello di Assisi al posto del papa?

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Papa Bergoglio giudica eccome

Vorrei dimostrare che un titolo come si deve, può cambiare tutto. O, se non tutto, molto.

Non voglio minimizzare il passo, la novità che comunque rappresenta la frase di Bergoglio sui gay. Il Papa, però, non ha detto solo «se una persona è gay, chi sono io per giudicarla», come riportato, twittato e rilanciato da molti.

Il Papa ha detto altro, una frase sicuramente importante, ma che certo non avrebbe scatenato l’ennesimo coro entusiasta. E la sintesi che ne è stata data – da media evidentemente contenti di contribuire al rilancio dell’immagine della chiesa – non è così fedele.

Perché il gay che non può esser giudicato, per Bergoglio, è quello che «cerca il signore e ha buona volontà». Non gli altri, si suppone. E comunque, anche il gay più devoto, è «uno che si è perso» – dice sempre Bergoglio – e che quindi «va aiutato», giudicando se sia o meno «una persona per bene».

Questa è il virgolettato che si trova scavando nei pezzi di cronaca.

«Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene».

Ditemi voi che titolo avreste fatto. Perché la scelta può essere varia: «Chi sono io per giudicare», «i gay vanno aiutati», «bergoglio giudica eccome», «Gay? Non importa quello che si è, ma quello che si fa» (come consigliato nei commenti qua sotto).

Solo alcuni titoli, però, riassumono il senso di quanto detto da Bergoglio. Il Papa, ad esempio, ha richiamato espressamente il catechismo: «Non si devono discriminare o emarginare queste persone (chi «cerca il Signore», ndr), lo dice anche il Catechismo».

Sì, ma cosa dice il Catechismo?

L’articolo 2359 del Catechismo, non è proprio da icona lgbt: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana”.

E ancora. L’articolo 2357: “L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”.

Bergoglio dice «non si devono discriminare»? Segue l’articolo 2358, che non è però un testo propriamente gayfriendly: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”.

E ora, che titolo scegliete?

NB. Con la pubblicazione dei video pare che il virgolettato citato sia una ricostruzione solo parzialmente corretta, anche se riportata da alcune agenzie e testate (Repubblica, Internazionale, Libero). In particolare la parola “persi” non viene pronunciata, ma viene forse usata dai colleghi per sintetizzare la frase precedente di Bergoglio sul peccato. Per quanto riguarda il mio post, però, per quanto meno violento, il senso resta: perché Bergoglio ha effettivamente fatto riferimento al catechismo e esclusivamente ai gay che «cercano il signore», e che quindi, tornano sulla retta via. Ovvero, in castità.

 

 

 

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