Drammatica seduta stanotte a Montecitorio

25 Lug


Stanotte ho avuto un incubo.
Una premessa: mi piacerebbe molto assistere, almeno una volta, a una seduta a Montecitorio e quindi mi sono rivolto a un amico che mi ha promesso di darsi da fare per farmi ottenere un invito.
Probabilmente  è nato tutto da lì: nel sonno quel pensiero ha attraversato le sinapsi incoscienti e quindi d’un tratto mi sono trovato seduto in alto, tra il pubblico, a guardare l’aula quasi piena e ascoltare la Boldrini che illustrava l’ordine del giorno.  Improvvisamente qualcuno attraversava l’emiciclo e faceva cenno alla Presidente di doverle parlare  e dopo aver ricevuto un cenno d’assenso si chinava per comunicarle qualcosa  all’orecchio. Man mano che proseguiva vedevo il viso della Boldrini che prima impallidiva, poi s’imporporava: d’un tratto si voltò di scatto verso l’interlocutore e la si sentì attraverso il microfono aperto affermare decisa: “Ma non è possibile! Non lo farò!”.

L’uomo si chinava di nuovo verso il suo orecchio e pazientemente si dilungava a spiegare mentre la Boldrini ogni tanto faceva di ‘no’ col capo fin quando l’uomo le disse qualcosa che la lasciò impietrita e le allungò un biglietto che lei lesse in pochi secondi. Fece allora un cenno con la mano per congedarlo e rimase a guardare per qualche istante il  microfono. Poi si decise a parlare.

“Onorevoli colleghi, ho un’importante comunicazione da farvi e richiedo tutta la vostra attenzione” – la voce era bassa, il viso contratto in un’espressione che segnalava uno stato d’animo in tumulto – “sono appena stata informata di un evento inspiegabile quanto di drammatica importanza”.
Naturalmente sto citando a memoria, ma con la massima fedeltà, credetemi.
La Boldrini tacque ancora, come per farsi forza, poi proseguì: “per un incomprensibile guasto dei sistemi informatici, su cui si sta indagando per verificare se trattarsi di un attacco ostile, la registrazione di una importante parte di una seduta della Camera è sparita, cancellata dagli archivi”. Pausa. Brusìo nell’aula in crescendo.  “Si pone quindi il problema di come mettere riparo al danno. Gli uffici della Camera hanno verificato ogni possibile conseguenza del fatto e il loro parere è stato unanime.” – la pausa fu più lunga e vidi la Boldrini travolta dall’imbarazzo che dopo una lunga inspirazione riprese. “Per evitare che l’intera legislatura venga dichiarata nulla occorre che vi ripresenti qui, e subito, quell’ordine del giorno e che si provveda a metterlo subito ai voti. Aggiungo” disse alzando la voce per coprire le grida e i clamori che a quel punto si erano levati da tutto l’emiciclo “che l’esito del voto dovrà essere il medesimo di quel giorno, onde evitare la sciagurata ipotesi cui ho accennato. Onorevoli colleghi, onorevoli colleghi, vi prego!” e cominciò a scampanellare furiosamente per cercare di imporsi, mentre i commessi si preparavano ad entrare in azione nella non improbabile ipotesi di incontri eccessivamente ravvicinati tra le fazioni per un concreto scambio di opinioni.

Mi guardai intorno: lo scarso pubblico era ammutolito ma la tribuna stampa era in subbuglio quanto l’aula dabbasso, con teleobbiettivi, cellulari, telecamere in piena azione e discussioni ben più che animate in corso.

“ONOREVOLI COLLEGHI!” Il grido improvviso quanto imperioso della Boldrini ebbe il magico effetto di far cessare per qualche istante lo strepito e il trambusto generale. “Onorevoli colleghi, devo darvi lettura di un messaggio del Presidente della Repubblica”. Confesso che anch’io rimasi di stucco: ‘come è possibile?’ mi chiesi. e forse fu a causa dell’emozione che non riesco a ricordare bene le parole del Presidente; tuttavia ne ricordo bene il senso. In poche parole, il Presidente Napolitano invitava tutti i deputati in un momento così drammatico a fare ognuno il proprio dovere e guardare solo e unicamente al bene della Patria per evitare il salto nel buio della Repubblica; nessuno poteva sapere quali tragiche conseguenze avrebbe potuto avere per il futuro della Nazione un comportamento difforme ed essi avrebbero pertanto dovuto eseguire senza alcun indugio ordinatamente e disciplinatamente le istruzioni che sarebbero state loro impartite.

Il grave silenzio che seguì fu eloquente. ‘Re Giorgio’ aveva parlato e non erano ammesse discussioni. Nell’apparente quiete si levò una domanda: “e quale sarebbe questa seduta?”. Lo riconobbi: era un giovane deputato monzese del Pd, noto per le sue prese di posizione e per il suo atteggiamento diciamo così, ‘critico’ verso il stesso partito, e la sua domanda riaprì il clamore. “Un attimo ancora, onorevoli colleghi” – implorò la Boldrini – devo prima darvi lettura della procedura straordinaria che si dovrà seguire. Dunque, dovremo fare in modo che, in una ben diversa composizione della Camera, il risultato sia esattamente il medesimo. Non sarà facile: la minoranza di allora, che votò contro (calcò la voce) è oggi è al governo con quella che all’epoca era la maggioranza e che votò a favore.  Pertanto faccio appello al vostro senso di responsabilità, invitando i capigruppo a raccordarsi tra loro per ottenere questo obbiettivo. In altre parole, si dovrà fare in modo che, seguendo l’appello nominale, si abbia alla fine questo risultato: presenti 614, votanti 613, maggioranza 307, favorevoli 315, contrari 298, astenuti 1. Ricordo solo che di quella maggioranza sono oggi presenti 97 del PdL, 20 della Lega Nord e 9 di Fratelli d’Italia, mentre sono invece 293 i deputati del Pd che era allora all’opposizione. Comunque, COMUNQUE (alzò la voce per coprire il chiasso) mi informano che in questo momento sono presenti in aula esattamente 614 deputati e quindi possiamo procedere”. Inforcò gli occhiali e si schiarì la voce: “Dò lettura dell’ordine del giorno della seduta 429 di giovedì 3 febbraio 2011: domanda di autorizzazione ad eseguire perquisizioni domiciliari.”

Ci fu un attimo di silenzio, ma solo un attimo, e poi si scatenò la bagarre. L’aula divenne un inferno di urla e grida, mentre i commessi si schieravano a fare da scudo. Non capivo. Mi rivolsi a un giornalista noto blogger pregandolo di spiegarmi e la risposta fu lapidaria: “E’ la seduta nella quale 315 deputati dichiararono in pratica che credettero a Berlusconi quando affermò che era convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak”. “E allora, adesso che succede?” chiesi ancora. “Succede – rispose il giornalista sogghignando – che mò ci divertiremo a vedere quelli del Pd votare a favore su quanto avevano votato contro due anni fa”. “Ma non lo faranno” dissi io incredulo con un filo di voce. “Lo faranno, lo faranno” continuò cinicamente lui “ormai votano a comando”.

E’ stato allora che mi sono svegliato, madido di sudore: dev’essere stato il mio stesso urlo.

 

 

 

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