Quis custodiet custodem? Napolitano e il suo ruolo

18 Lug

Non sta bene criticare il Presidente, è vero. Posso però affermare che non condivido tutto quello che dice e fa? Posso dire che alcune sue decisioni mi lasciano quanto meno perplesso? Che il suo atteggiamento verso questo governo mi pare cominci a esondare da quanto la Costituzione gli consente?

 L’affare Alfano-Kazakistan sta in questo momento arroventando l’atmosfera politica.  L’autodifesa del ministro degli Interni non è stata certo sufficiente a dissipare ombre e sospetti: ombre sui rapporti personali che legano Berlusconi e il presidente Nazarbaev, sospetti che l’espulsione della moglie del dissidente Ablyazov sia il frutto di un’attenta regia  e non di una somma di equivoci e mancanze.
L’opposizione ha presentato una mozione di sfiducia del ministro Alfano che potrebbe mettere in crisi il governo Letta ed ecco che Napolitano ammonisce: “Se cade il governo contraccolpi irrecuperabili per il Paese“, pur non risparmiando una sferzata all’oscura faccenda: “Una storia inaudita, norme di condotta e burocrazia hanno messo in difficoltà l’esecutivo”.

Ma questo intervento in difesa del governo era inevitabile? Secondo Francesco Merlo su Repubblica TV, al contrario, “Napolitano indebolisce il governo e se stesso”. Anche i commenti di molti cittadini viaggiano in questo senso; uno per tutti:  Ha un bel dire Napolitano che i patti di governo si rispettano. Non ha alcun senso quando ci sono dei bari che imbrogliano le carte e fanno il comodo loro per servire la loro fazione e addirittura un dittatore amico del loro capo. Con questa gente che calpesta ogni legalità nessun patto può reggere e Napolitano dovrebbe essere il primo a condannarli. Insomma hanno consegnato a Nazarbayev degli ostaggi innocenti violando ogni norma a interna e internazionale e dovremmo giustificarli? (Claudio Lombardi).

Insomma, il punto è, a mio avviso, il seguente: Napolitano si è messo in testa che solo il governo di “larghe intese” con Pd e PdL insieme, può salvare l’Italia. Per questo obbiettivo ha prima chiamato Monti (evitando al Paese e a Berlusconi il disastro) e poi gestito il dopo elezioni – aiutato dai deludenti risultati del Pd e dalle resistenze (per me incomprensibili) del M5S – in modo da arrivare alla riconferma del suo mandato e poter attuare il progetto.

Lo ha fatto in buona fede? Devo pensare di sì, per il rispetto che ho per le istituzioni e perché non ho elementi per pensare il contrario, ma qualche dubbio sulla solidità del piano si insinua, specie per quel che riguarda ‘il bene dell’Italia’. Così come, nonostante tutto, mi sorge anche qualche dubbio sull’obbiettività di Napolitano. E sul ruolo che va sempre più assumendo: Il Presidente è il garante della Costituzione, che non prevede per lui quello di guida – più o meno occulta – della nazione.  Ripassiamo gli articoli che riguardano la sua figura:

 Art. 91. Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

E cosa prevede la Costituzione a proposito dei poteri del Presidente?

Art. 87. Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
Può inviare messaggi alle Camere
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Può concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Art. 89. Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Art. 90. Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Qualcuno può addebitare qualche infrazione del Presidente? Certamente no. E non potrebbe essere altrimenti, Napolitano la conosce bene la Costituzione. L’abilità infatti sta nel muoversi sul filo della norma, almeno per quanto finora a nostra conoscenza. Tuttavia ci sono aspetti, fatti, questioni che già in passato hanno sollevato critiche – e non da poco – sul suo operato. Perfino la Corte Costituzionale lo ha contraddetto, definendo incostituzionali – in parte – leggi promulgate dai governi Berlusconi e da lui controfirmate (lodo Alfano, scudo fiscale, legittimo impedimento, tra le più note). 
Carlo Azeglio Ciampi si espresse con molta eleganza in proposito (
“Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla […] è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all’opinione pubblica[…] Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l’unica regola da rispettare sia quella del “quantum potes”: fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti”).
Per quanto mi riguarda, ricordo la solenne arrabbiatura che mi presi quando, all’epoca della fuoruscita di Fini e dei suoi, concesse a Berlusconi tutto il tempo necessario per ricostruire la sua maggioranza. Oggi sappiamo quali metodi il Cavaliere aveva usato in precedenza per rinfoltire le sue fila e nessuno può impedirmi di pensare che può aver ripetuto l’esperienza. Non gli mancano certo disinvoltura e cinismo.

Ma, tornando a Napolitano, mi torna alla mente quel giorno del ’94 quando “Silvio Berlusconi si congratulò con lui per la dichiarazione di voto al suo primo governo, fatta a nome del Pds, in cui auspicava ‘una linea di confronto non distruttivo tra maggioranza e opposizione’. E quell’auspicio di quasi vent’anni addietro è quanto mai attuale” (dal sito Malitalia.)

D’altra parte, i rapporti tra i due duravano già da tempo: alla fine degli anni ’80 Napolitano dirigeva, con l’assistenza di Sandro Bondi (sì, quello), un ricco periodico, ‘Il Moderno’, in cui sosteneva (detto in soldoni) la tesi di una collaborazione tra il PCI e il PSI di Craxi. E principali finanziatori della rivista erano Fininvest, Mediolanum e Ligresti (se volete altri interessanti dettagli leggete qui e qui).

Insomma, il destino ha incrociato le aspirazioni di Napolitano per un Paese politicamente pacificato con un Parlamento paralizzato e sempre meno qualificato da quando agli elettori è stata sottratto il diritto di scelta dei propri rappresentanti. E su questo bisogna dare atto a Napolitano di non risparmiare stimoli e sermoni ai partiti perché venga al più presto varata una nuova legge elettorale: purtroppo, in questo caso non riesce a essere così incisivo. Peccato è dir poco.

AGGIORNAMENTO
Sul suo blog Caffè (s)corretto oggi Marco Esposito pone altri interrogativi – alcuni simili – e cita una lettera
dai toni insolitamente duri  di Fausto Bertinotti al Presidente Napolitano pubblicata dal Corriere della Sera.
E di cui, stranamente, non parla nessuno.

«Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla […] è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all’opinione pubblica[…] Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l’unica regola da rispettare sia quella del “quantum potes”: fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti». – See more at: http://www.dirittodicritica.com/2009/12/03/il-curioso-caso-di-giorgio-napolitano/#sthash.ATDLxoN4.dpuf
«Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla […] è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all’opinione pubblica[…] Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l’unica regola da rispettare sia quella del “quantum potes”: fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti». – See more at: http://www.dirittodicritica.com/2009/12/03/il-curioso-caso-di-giorgio-napolitano/#sthash.ATDLxoN4.dpuf
«Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla […] è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all’opinione pubblica[…] Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l’unica regola da rispettare sia quella del “quantum potes”: fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti». – See more at: http://www.dirittodicritica.com/2009/12/03/il-curioso-caso-di-giorgio-napolitano/#sthash.ATDLxoN4.dpuf
«Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla […] è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all’opinione pubblica[…] Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l’unica regola da rispettare sia quella del “quantum potes”: fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti». – See more at: http://www.dirittodicritica.com/2009/12/03/il-curioso-caso-di-giorgio-napolitano/#sthash.ATDLxoN4.dpufPerfino la Corte Costituzionale lo ha contraddetto, definendo incostituzionali – in parte – leggi promulgate dai governi Berlusconi e da lui controfirmate (lodo Alfano, scudo fiscale, legittimo impedimento, tra le più note).Per quanto mi riguarda, ricordo la solenne arrabbiatura che mi presi quando, all’epoca della fuoruscita di Fini e dei suoi, concesse a Berlusconi tutto il tempo necessario per ricostruire la sua maggioranza. Oggi sappiamo quali metodi il Cavaliere aveva usato in precedenza per rinfoltire le sue fila e nessuno può impedirmi di pensare che può aver ripetuto l’esperienza. Non gli mancano certo disinvoltura e cinismoMa, tornando a Napolitano, mi torna alla mente quel giorno del ’94 quando “Silvio Berlusconi si congratulò con lui per la dichiarazione di voto al suo primo governo, fatta a nome del Pds, in cui auspicava ‘una linea di confronto non distruttivo tra maggioranza e opposizione’. E quell’auspicio di quasi vent’anni addietro è quanto mai attuale” (dal sito Malitalia.)D’altra parte, i rapporti tra i due duravano già da tempo: alla fine degli anni ’80 Napolitano dirigeva, con l’assistenza di Sandro Bondi (sì, quello), un ricco periodico, ‘Il Moderno’, in cui sosteneva (detto in soldoni) la tesi di una collaborazione tra il PCI e il PSI di Craxi. E principali finanziatori della rivista erano Fininvest, Mediolanum e Ligresti (se volete altri interessanti dettagli leggete qui e qui).Insomma, il destino ha incrociato le aspirazioni di Napolitano per un Paese politicamente pacificato (sarà per questo che lo chiamano ‘Re Giorgio’?) con un Parlamento paralizzato e sempre meno qualificato da quando agli elettori è stata sottratto il diritto di scelta dei propri rappresentanti. E su questo bisogna dare atto a Napolitano di non risparmiare stimoli e sermoni ai partiti perché venga al più presto varata una nuova legge elettorale: purtroppo, in questo caso non riesce a essere così incisivo. Peccato.
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2 Risposte to “Quis custodiet custodem? Napolitano e il suo ruolo”

  1. Fernando Cancedda 19/07/2013 a 2:52 pm #

    Condivido i tuoi dubbi e le tue considerazioni. Aggiungo che ho trovato alquanto stupefacente la disinvoltura con cui Eugenio Scalfari ha ignorato del tutto nella sua pur circostanziata analisi sulla repubblica di oggi l’assoluzione impartita ieri da Napolitano all’operato e al non operato del vicepremier. Distrazione? Non credo. Piuttosto una dissimulazione, più o meno onesta.

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    • pierofil 19/07/2013 a 3:58 pm #

      Grazie Nando. Purtroppo, nella caduta generale di valori che sta travolgendo l’Italia può accadere anche questo: che – mi auguro in buona fede – il vuoto di potere venutosi a creare spinga ad assumere posizioni e ruoli
      non consentiti, non previsti e pertanto privi degli indispensabili contrappesi di controllo. Speriamo bene e vigiliamo. È il nostro dovere di cittadini e democratici. Sono contento di conoscerti. A presto. Piero

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