Il caso Alfano: ingenuo, complice o incapace?

16 Lug

   Nella mia personale e ultradecennale esperienza di lavoro, come in quella di tanti altri miei amici e colleghi, il non aver saputo, l’ignoranza,  non è mai stata considerata una scusante. Così come l’essersi mostrati in circostanze più o meno importanti sprovveduti o eccessivamente fiduciosi.

Sia l’ignoranza che l’ingenuità, infatti, sono in grado di arrecare danno all’azienda, facendole perdere occasioni  per  creare valore o minandone l’immagine ed è quindi corretto che essa sanzioni chi non è stato in grado di presidiare i suoi interessi.

Non mi è mai capitato, invece, di vivere un caso di complicità, ma a mio modo di vedere esso sarebbe stato colpito con l’immediato licenziamento e magari anche con una richiesta di danni. berlusconi-alfano

Il comportamento del ministro Alfano sembrerebbe, al momento, quello di una vittima  (a meno di eventuali nuovi e clamorosi sviluppi): è tuttavia sufficiente, a mio sommesso avviso, per poterlo definire invece un palese caso di incapacità. Non posso accettare l’idea che il responsabile di un dicastero (per di più fondamentale come quello degli Interni) non sia stato in grado di vigilare sugli sviluppi di una richiesta avanzata da un’altra nazione, tenersi informato sui fatti, controllare e far controllare gli esiti della stessa richiesta. Il tutto nello svolgersi di pochi giorni.

Vediamo in sintesi cosa è successo in quella settimana.
Il 28 maggio Alfano chiede al suo capo di gabinetto di ricevere l’ambasciatore kazako e il suo primo consigliere per ascoltare una loro richiesta. Dopo di che pare non chieda più notizie della visita.

Il 31 maggio avviene l’espulsione della signora Shalabayeva e della figlia dopo l’irruzione di 50 poliziotti della Digos nella villa di Casal Palocco.

Il 2 giugno il ministro Bonino comunica ad Alfano che c’è qualcosa che non va nella faccenda.

Il 4 giugno Alfano dichiara che tutto è stato fatto secondo norma.

Quindi, almeno in questi due ultimi giorni il vice-primo ministro deve essersi informato sullo svolgimento dei fatti e nessun interrogativo gli è venuto alla mente, ha dato per valida ogni spiegazione che gli è stata data.

Poi, un mese dopo la questione viene alla luce in tutta la sua esplosiva verità.

Fossi Alfano avrei già firmato la mia lettera di dimissioni.

Aggiornamento.
Ieri, 16 luglio, il ministro Alfano ha pronunciato la sua autodifesa al Senato e alla Camera, brandendo il rapporto di 13 pagine del capo della Polizia, Pansa, mentre Procaccini, il suo capo di gabinetto, rassegnava le dimissioni. Ma nessun dubbio sulla presenza dello stesso Alfano dietro le quinte dell’intera operazione viene dissipato. Da quello sul mancato accertamento sulle reali accuse mosse ad Ablyazov, marito della Shalabayeva e dissidente del governo Nazarbaev, per cui sarebbe bastati i 5 secondi di una ricerca su Google, a quelli sulla relazione solo  verbale e lacunosa di Procaccini ad Alfano sul suo incontro con l’ambasciatore kazako; da quelli sull’apparente, inspiegabile disinteresse di Alfano su una vicenda da lui stesso sollecitata a quelli sulla più che sospetta celerità e sulle modalità (un aereo privato!) di espulsione della moglie del dissidente kazako a quelli, provenienti dalla stampa estera, sugli amichevoli rapporti di Berlusconi e Nazarbaev.
Nulla di limpido, more solito.

 

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