Più rispetto e meno cortesia

10 Lug

Entro in un negozio e aspetto pazientemente che la commessa finisca con la cliente che sta servendo. Comincio a parlare quando tocca a me, ma ecco che arriva un altro cliente e rivolge una domanda alla tizia, che risponde e intavola un dialogo col nuovo arrivato, con ciò ignorandomi. A un certo punto sono costretto a ricordarle che era occupata con me e ricevo un’occhiata di fastidio da entrambi.

Sono in fila alle poste. Finalmente è il mio turno, ma non faccio in tempo a parlare che arriva una vecchietta per chiedere un’informazione. Ma non capisce e l’impiegato si dilunga in spiegazioni, mentre io sono sempre lì. Quando cerco delicatamente di far notare che si sta esagerando la dolce vecchina si rivolta come un cobra infuriato.

Vado dal medico. Mentre mi sta illustrando la diagnosi arriva una telefonata. Dall’altra parte del filo continuano le domande, mentre il dottore dà evidenti cenni di fastidio ma continua a rispondere, mentre io sono sempre lì in attesa. Conclusa la telefonata, osservo che, forse, sarebbe stato meglio non rispondere o dire a chi chiamava di ritelefonare più tardi. Per tutta risposta il medico mi chiede se vado di fretta.

Sono tre casi, ma emblematici di quando la cortesia di chi risponde all’interruzione travolge e ignora l’educazione: non ci vuol molto a ricordare a chi interrompe che esiste il diritto di precedenza e non ci vuol molto per insegnargli – almeno una volta – il rispetto di questa elementare norma di comportamento. Eppure in molti casi basterebbe chiedere gentilmente ‘scusi, posso fare una [che sia una, però] domanda?’

Per conto mio, informo che ho definitivamente perso la pazienza riguardo a questo modo di fare e non consentirò più a nessuno di irrompere nei miei affari personali. Non è scortesia, è che esigo rispetto.

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2 Risposte to “Più rispetto e meno cortesia”

  1. d8r6 10/07/2013 a 11:39 am #

    Sono comportamenti che purtroppo si vedono dappertutto, in ogni occasione, in ogni luogo. Gli stessi che hai citato sono capitati anche a me. Ma, onestamente, io non ho nemmeno contestato la cosa. Si dice ” a lavare la testa all’asino, si perde l’acqua e il sapone”. Non ne vale la pena. Non capirebbero. E la loro reazione lo dimostra.
    Tuttavia, ho una speranza. Le nuove generazioni. Ho idea che in loro, questa cultura di indifferenza, di prevaricazione quasi per diritto, non sia presente o almeno non lo è potenzialmente. Talvolta le stesse persone che si comportano così, infatti, (sembra assurdo ma è cosi) inculcano valori di civiltà e rispetto nei loro figli per poi, comportarsi diversamente. Altre volte sono gli stessi bambini che comprendono grazie all’educazione che gli viene data dalla tv (i programmi educativi loro dedicati sono magnifici, in tal senso) e alla scuola (a dispetto di tutto almeno in quelle elementari ancora c’è un minimo di valore)quali sono i comportamenti corretti.
    Ora: o i bambini comprendono che l’errore è dei genitori e proseguono sui valori corretti, o vedendo i loro comportamenti dimenticheranno gli insegnamenti di correttezza e civiltà. Io, voglio sperare che l’opzione prevalente sia la prima. E che in futuro rispetto e cortesia viaggino sugli stessi binari senza dover necessariamente rinunciare a qualcuna delle due, come tu giustamente denunci nel titolo del tuo post.
    Perdonami per la lunghezza del commento, ma quando scrivo non riesco a fermarmi. 😉
    Ciao
    aspettatiilmeglio.wordpress.com

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    • pierofil 10/07/2013 a 12:47 pm #

      Concordo sulle speranze per quel che riguarda le giovani generazioni, ma per quelle meno giovani ho deciso di applicare il metodo ‘tolleranza zero’.
      Non posso più consentire queste continue invasioni dei miei diritti e penso anche (ma guarda un pò) di svolgere un’azione benemerita: Forse ogni dieci (per due: c’è da considerare l’interlocutore, quindi diventano venti) che schiaffeggio, ce ne saranno un paio che capiranno e modificheranno il loro atteggiamento. Provaci anche tu, non lasciarmi solo. 🙂
      p.s. E poi non so descriverti la soddisfazione, specie quando si incazzano.

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