Grillo e il suo razzismo clandestino

16 Mag

Leggete questo post di Grillo. Se non avete provato subito un profondo disgusto provate a chiedervi come mai vengano indicate le nazionalità delle persone citate. Provate a domandarvi perché il tono apparentemente neutrale, da  cronaca, vi abbia lasciati indifferenti, se il fatto che appaia del tutto ‘normale’ non nasconda invece qualcosa. A quelli che si sono trovati in questa condizione apparirà allora il mostro del razzismo clandestino, quello peggiore perché non dichiarato, annidato quasi nel subconscio ma pronto ad esplodere appena solleticato dal titolo falsamente innocente dei media.
La morale che un lettore distratto ne trae è che questi immigrati – e in particolare quelli di un colore diverso dal nostro –  sono nella stragrande maggioranza (se non genericamente ‘tutti’) solo dei delinquenti, dei violenti arrivati qui in Italia per campare a sbafo, rovinarci l’esistenza, impegnare le forze dell’ordine, sottrarci risorse altrimenti utilizzabili. E lo fa in modo furbesco,strizzando l’occhio e assolvendo tutti quelli dall’altra parte, polizia, Parlamento, centri di assistenza, istituzioni.
Vale la pena di ricordare a Grillo gli schiavi di Rosarno? Gli edili rumeni morti sul lavoro, quel lavoro rischioso che altri rifiutano? Le centinaia di migliaia di immigrati che lavorano nelle stalle, nelle officine, accanto ai nostri vecchi, guadagnandosi onestamente un boccone di pane, sopravvivendo in dieci in una stanza, inviando i miseri risparmi in patria per sostenere le famiglie da cui sono lontani da anni? Temo di no. Preferisco quindi lasciare lui e quelli come lui insieme ai Borghezio d’Italia, nella loro condizione di irrecuperabili e miserabili razzisti, una minoranza di scampati al XIX secolo.
L’Italia e gli italiani, per fortuna, sono ben più avanti.

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